RASSEGNA STAMPA

IL GIORNALE 5 Giugno 2005
Podere Brizio Brunello al Top Roberto Bellini è uno dei tanti forestieri che fanno grande Montalcino e il suo Brunello.

Bresciano, sono ormai sei lustri che si divede tra la Leonessa il Sangiovese della perla senese.

In principio si era legato all’azienda agricola Chiesa di Santa Restituta con tanto di sodalizio con Angelo Gaja, chiuso il quale si sarebbe trasferito quasi dieci anni fa, nell’attuale realtà, il Podere Brizio, 0577 846004, poderebrizio@inwind.it.

Due volti per una realtà che ha in Patrizia Mazzi, l’altra socia: vigne (sette gli ettari dedicati alla produzione del Brunello), cantina (la nuova risale al 2002) e vini il primo, struttura agrituristica il secondo.

Il sommo Brunello di Montalcino Dogc 1999 è prodotto in 16800 bottiglie con l’intenzione di arrivare a raddoppiarle entro tre anni.

Sull’etichetta fa bella mostra di sé la parpagliola, rara moneta d’oro con la lupa che allatta, coniata nel 1556 (Bellini ne conserva una originale), epoca d ella Repubblica di Siena in Montalcino, Monte Icino allora, assediata da spagnoli e fiorentini fino al 1559.

In Fonteantica, i vigneti di Merlot e Cabernet per dare vita al Pupà Pepu, il nomignolo del bisnonno di Roberto.


LA STAMPA 25 SETTEMBRE 2004
Il Brunello del Veterano di Paolo Massobrio «Leno-Montallcino».

E' lungo questa direttiva geografica e sentimentale che nasce uno dei più interessanti, Brunello di Montalcino degustati quest'anno.

Il protagonista è un volitivo settantenne che ama ancora le sfide: Roberto Bellini, bresciano doc, da oltre sei lustri in viaggio tra la natia terra bresciana e quell'angolo di Toscana all'estremità della provincia senese dove negli anni '70 investì sogni e certezze nei filari di sangiovese.

La sua prima creatura risponde al nome di azienda agricola Chiesa di Santa Restituta, sorta attorno ad un ettaro vitato di sangiovese. Ma a metà degli anni '90, l'incontro storico con Angelo Gaja, il "guru" del Barbaresco, lo portò ad una joint-venture, durata tre anni. Dopodichè Bellini lasciò quei vigneti che affiancano quelli del sommo Gianfranco Soldera (il n. 1 del Brunello) per diventare socio del Podere Brizio.

Ed oggi, i quasi nove ettari a sangiovese, per 30 mila bottiglie l'anno, raccontano di un Brunello di Montalcino elegante e raffinato, proprio come l'etichetta raffigurante una rara moneta senese d'argento del 1556 (la "parpagliola") di proprietà di Bellini.

Questo Brunello 1998, che assaggiamo una sera a Leno, insieme a Giovanna Prandini e ad una faraona ripiena da urlo, è ottenuto - e non sembra vero - da un primo passaggio in barrique, cui segue un periodo più lungo (14/15 mesi) in botte grande.

Dopo 10 mesi in bottiglia, ecco un vino dal colore rubino brillante, sentori balsamici e speziati con note di ciliegia mature; al palato è armonico, fruttato, con una tannicità equilibrata che lo rende particolarmente serbevole.

Fa il paio con un Colli Toscana Centrale (95% sangiovese, 5% merlot), superTuscan ante litteram che punta sempre sul fruttato. Benedetta Toscana!


TRA NERO D’AVOLA E BRUNELLO CI STA BENE UN LAGREIN
Degustazione, il gotha dei grandi sommelier.

Ma nell’Olimpo avanzano anche i regionali Di Rolando Facchini Cercare fonte MERANO.

Tre giorni a disposizione, da sabato a lunedì, per gustare tutto il meglio della vite d della tavola.

L’International Winefestival, con annessa “Culinaria”, ovvero la sua costola gastronomica, s’appresta a mandare in scena l’edizione numero 13.

Le aziende vitivinicole ammesse saranno 376 (su 1200 complessivamente testate dai sommelier incaricati), quelle per vocazione dedicate ad alleviare le pene dei gourmet ben 108 (erano 68 l’anno scorso), arrivando ad occupare ogni spazio utile del Kurhaus e a raddoppiare il posto in passeggiata dove sarà allestito un tendone da mille metri quadrati.

Gran cerimoniere della più raffinata tra le mille mostre, fiere e rassegne è Helmuth Kocher.

Che della concorrenza poco si cura, appropriandosi saggiamente soltanto dell’indotto positivo, ovvero dei riflettori costantemente accesi sull’enogastronomia.

“Il Winefestival - esordisce sornione - mantiene inalterate le sue caratteristiche e, anzi, appare in ulteriore espansione. Ovunque in Italia, ma anche a livello internazione, ci conoscono.
Siamo gli unici, guide specializzate a parte, che selezioniamo le cantine prima di ammetterle alla manifestazione.
Quest’anno se n’erano prenotate oltre 1200, ne abbiamo ”promosse” 376, 108 delle quali internazionali, più sette consorzi tra i più rappresentativi de l settore, compreso quello del Brunello”

Quali le ragioni della crescita di iniziative legate al vino?

"Il turismo enogastronomico è in forte crescita e le aziende turistiche che fanno a gara per intercettarlo”.

Ogni anno il Winefestival ha presentato qualcosa di particolare. Due anni addietro venne offerto uno spazio in particolare al Montepulciano d’Abruzzo, l’anno scorso al Primitivo.

E ora?
“Cambieremo, ma solo leggermente la tradizione per puntare ancora di più sulla promozione di vitigni autoctoni semisconosciuti, concentrandoci su due regioni, le Marche e la Puglia.
Non perdetevi tre bianche dalla vitalità sorprendente ancora in cerca di mercato, ovvero la Vernaccia de Serrapetrona, il Pecorino e la Passerina, poi mi direte”

Restando ne l campo della produzione autoctona, stavolta hanno superato la selezione un considerevole numero di aziende trentine e altoatesine. Che stanno rilanciando con convinzione la Schiava e il Lagrein.

“Premesso che sono state ammesse, l’ hanno meritato alla pari delle altre, va sottolineata la ricerca della selezione e il recupero delle radici anche in viticoltura.
Con la Schiava si sono raggiunti buoni livelli, però tanto oltre onestamente non si può andare.
Per il Lagrein invece il discorso è diverso, perché nelle sue produzioni di punta regge benissimo il confronto con i grandi vini internazionali.
Tanto per farvi capire, in un confronto con il Nero d’Avola, che va tanto di moda, esperti hanno fatto fatica, non sempre riuscendoci, ad individuare due prodotti territorialmente cosi distanti.
Parlando di vino, non si può prescindere dal Brunello."

“Le proposte del Consorzio sono assolutamente straordinarie, ma se volete fidarvi del mio gusto non perdetevi la proposta di Podere Brizio, il padre del Brunello assieme a Biondi Santi. Continua a produrlo secondo tradizione, senza cedere alle sirene del gusto internazionale imposto dai grandi commercianti, quelli che fanno tendenza e che orientano il mercato.”

LUCA MARONI VERONELLI
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